Risposte di Paolo Arduini, Candidato Sindaco per “CITTÀ DEI DIRITTI CON BEPPE GRILLO”
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Un piano per il futuro. Chiediamo al prossimo Sindaco di integrare il Piano Generale del Traffico Urbano con un vero e proprio biciplan, ovvero un progetto complessivo di rete ciclabile, come già hanno fatto le Amministrazioni che hanno deciso di investire seriamente sulla ciclabilità come, per esempio, il Comune di Venezia-Mestre (http://www.bici.provincia.venezia.it/biciplan/index.htm ). Quali sono i percorsi ciclabili che ritiene irrinunciabili e quante risorse (certe) si impegna a dedicare alla redazione e all'attuazione del biciplan nel quinquennio 2008-2013?
Sì, nel senso che spiegherò qui di seguito, ma con una
indispensabile premessa: sono convinto che sia assolutamente
prioritario rendere effettivo il PGTU del 2002 (cui hanno fortemente
contribuito i Comitati Cittadini e le associazioni ambientaliste, e
che è stato nella quasi totalità disatteso
dall’istituzione comunale nei 6 anni trascorsi), concretizzando le
dichiarazioni di principio sulla “mobilità gentile” e quindi
liberando le strade e le piazze della città, dal centro
all’estrema periferia, di tutto ciò che ostacola una
mobilità fondata sui piedi, le bici, un trasporto pubblico
rinnovato e a misura del territorio cittadino. Questo prima di fare
promesse, nella sostanza demagogiche, di un biciplan complessivo che
vada oltre quanto si è visto finora, e cioè le festose
(ma anche tristi…) inaugurazioni di piste ciclabili su marciapiedi
che finiscono nel nulla o nel “deserto” del traffico. Non intendo
affatto ignorare i passi avanti compiuti, per merito di associazioni
come Pisainbici e Critical mass, per la ciclabilità di alcune
zone cittadine, ma solo ricordare che il problema della
mobilità ciclabile non può essere separato dal progetto
complessivo di città, e in questo senso non ho alcuna
intenzione di eludere la domanda sul “piano per il futuro” e spiegare
il “sì” iniziale: il quinquennio 2008-2013 deve essere
dedicato, all’interno del Piano complessivo sulla mobilità, a
percorsi ciclabili sicuri e “respirabili”, che vadano a raggiera dal
centro (e viceversa) fino ai 20 parcheggi scambiatori che saranno
strutturati intorno alla città, sulla viabilità a
scorrimento veloce di circonvallazione, e continuino fino al Litorale
e fino al Lungomonte, coinvolgendo e impegnando i Comuni limitrofi a
muoversi nella medesima direzione indicata, almeno sulla carta, dal
PGTU pisano. LE STRADE SONO LE NOSTRE PISTE CICLABILI: non èuno slogan, ma un obiettivo. Le risorse impegnate saranno correlate
alla priorità ASSOLUTA che la nostra Lista intende dare alla
risoluzione dei problemi della mobilità cittadina complessiva,
DECISIVI se la città e i suoi cittadini vogliono davvero
sperare in un futuro migliore -
Un centro storico dal volto umano. Chiediamo che il Comune stabilisca che, all'interno della ZTL, i pedoni abbiano la precedenza assoluta sui veicoli a motore e che, sempre in ZTL, le bici possano circolare in entrambi i sensi su tutte le strade. Il Comune di Reggio Emilia ha adottato un provvedimento analogo e l'ordinanza è stata ritenuta legittima dal TAR che ha respinto un ricorso promosso dall'ACI. Si impegna ad adottare questo provvedimento nella ZTL di Pisa?
2) Sì. Il centro storico avrà un volto umano quando alla parziale chiusura della ZTL con i varchi elettronici (ottenuta dopo anni di proteste, lotte, mobilitazioni, e ancora pesantemente soggetta a deroghe a pioggia, abusi più o meno legali, persistenza del permesso d’ingresso per i mezzi a motore a 2 ruote, controlli carenti sul rispetto delle regole…), si aggiungerà la chiusura dell’attraversamento interno della città, sui Lungarni e sulle vie parallele ad essi, là dove il Comune, esempio eclatante in piazza Vittorio, s’è letteralmente “infognato” per fare un parcheggio attrattore di traffico proprio sull’asse via Croce, viale Bonaini, via Battisti. Sarà questo provvedimento, che restituirà i Lungarni al passeggio, all’incontro, al godimento del patrimonio museale, artistico, culturale, per i cittadini e gli ospiti della città, a creare anche un rapporto diverso tra automobilisti, ciclisti, e pedoni, sicuramente nella direzione indicata della precedenza assoluta della mobilità pedonale su quella dei veicoli privati a motore (e non della ridicola e sempre più pericolosa “corsa” fra pedoni e veicoli, ai semafori di ponte di Mezzo, a vedere chi riesce ad essere più “furbo”…), e della libera circolazione delle bici dentro la ZTL, accompagnata tuttavia, nei percorsi ciclopedonali misti come Corso Italia e Borgo Stretto, da un impegno maggiore di responsabilità e coscienza nell’uso delle due ruote, reso compatibile al fatto e alla situazione di trovarsi spesso in mezzo a folle di pedoni piuttosto consistenti e da “rispettare” come se stessi
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Asse pedonale. Nel dicembre 2005, unitamente ad altre associazioni, abbiamo chiesto -invano- alla precedente amministrazione la pedonalizzazione di Via Oberdan e del primo tratto di Via Dini, e la progressiva realizzazione dell'asse pedonale dalla stazione a Piazza dei Miracoli prevista dal PUT del 2002, al fine di incentivare l'uso della bici.Si impegna a pedonalizzare Via Oberdan nei primi sei mesi, e a realizzare, nel corso del suo mandato, l'asse pedonale?
3) Sì. Anche i tempi previsti mi trovano sostanzialmente concorde, semmai accorcerei i tempi di realizzazione dell’asse pedonale integrale, che non sembra aver bisogno, se c’è la volontà politica, di un intero mandato quinquennale
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Sicurezza, sulla strada. La mobilità ciclistica (ma anche quella pedonale ed il trasporto pubblico) è stata finora penalizzata dal fatto che sono mancati volontà ed impegno nel contrasto al "parcheggio selvaggio" e agli altri comportamenti scorretti che mettono a rischio l'incolumità dei ciclisti. Ci sono casi eclatanti, come il parcheggio sulla ciclabile del Lungarno Gambacorti nelle sere di giugno o i comportamenti incivili che si riscontrano -tutto l'anno- all'entrata ed all'uscita dalle scuole, nei quali è evidente che gli abusi diventano sistematici in conseguenza di una diffusa, sostanziale (e più o meno esplicita) tolleranza. Si impegna ad invertire questa tendenza pretendendo il rispetto delle regole a tutela degli utenti deboli?
4) Sì. I percorsi di sicurezza intorno alle scuole cittadine rientrano tra gli obiettivi “storici” del movimento dei Comitati di quartiere, e si sono più volte scontrati con l’indifferenza e l’ostilità di insegnanti e famiglie, convinti che il proprio “diritto” ad arrivare fin nel cortile del proprio luogo di studio e di lavoro a quattro e due ruote, purché a motore, o il proprio “diritto” di accompagnare sempre a motore il proprio figlio fin sulla soglia degli edifici scolastici, sia superiore ai diritti degli altri. Così come le piste ciclabili, sempre più spesso utilizzate e occupate dai mezzi a motore a due ruote che, nella situazione e nelle abitudini correnti di controllo della polizia municipale, “rischiano” al massimo una ramanzina nei rari casi di controlli effettivi su strada, sono un altro esempio del fallimento concreto di una politica di facciata diretta a nascondere ben più corposi interessi. E questi temi, fra gli altri, saranno l’ennesima cartina di tornasole della nostra presenza in Consiglio Comunale non come rappresentanti di tutti i cittadini ma dei cittadini che si assumono consapevolezza e responsabilità personale di difesa dei beni e degli interessi comuni.
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Bike sharing. Importanti città europee (Parigi, Lione, Barcellona etc.) hanno attivato il cosiddetto bike sharing (ovvero bici pubbliche condivise), servizio che -ovunque- ha riscosso un enorme successo. La sua popolarità è dovuta al fatto che si integra perfettamente con i servizi offerti dal trasporto pubblico in quanto garantisce agli utenti una grande flessibilità anche negli spostamenti urbani di corto raggio. Si impegna ad attivare -anche a Pisa- un servizio di bike sharing proporzionato alla possibile utenza?
5) Sì. Le strade ciclabili, pedonabili, riservate quasi esclusivamente ai mezzi riconvertiti di trasporto pubblico, con l’unica eccezione dei mezzi privati a motore usati dai residenti per uscire o entrare in città verso obiettivi non raggiungibili con altri sistemi, dal centro fino ai parcheggi scambiatori, devono avere molteplici punti di bike sharing, realizzati con un finalmente giusto e utile coinvolgimento dell’iniziativa privata (altro che il project financing ormai famigerato di piazza Vittorio, e altro dalla svendita del patrimonio immobiliare pubblico per residenze private di lusso, che serviranno a pochi e saranno fonte di guadagno per i soliti noti)
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Litorale ciclabile. La scorsa estate l'Amministrazione Comunale ha realizzato una pista ciclabile provvisoria da Tirrenia a Calambrone, in adiacenza al marciapiede lato mare, che ha suscitato aspre polemiche, ma che ha ottenuto l'indubbio risultato di moderare il traffico motorizzato restringendo la sede stradale. Si impegna a non tornare indietro, ed a procedere gradualmente nella realizzazione di una pista in sede protetta con la stessa collocazione, di larghezza adeguata ed effettivamente utilizzabile ?
6) Sì. Nessun passo indietro, ma tanti passi avanti: esemplare al riguardo è il percorso Pisa-Marina, nel tratto La Vettola- S. Piero, reso impossibile dalla indecisione comunale sulla ferma opposizione contro gli abusi edilizi che hanno reso impraticabile, negli anni, la copertura del fosso in via Livornese, la strutturazione di un’area di marciapiedi sicuri e praticabili, di una pista ciclabile, di un lavoro di manutenzione del territorio che prevedesse uscita dal degrado, uscita dalla mala-igienicità, recupero di un’area cittadina disastrata e degradata. E’ chiaro che questo progetto di unificazione vitale e sociale Pisa-Litorale ha il suo presupposto nell’utilizzo pedonale e ciclabile del Lungomare e della foce dell’Arno, eccellente sito della visione e fruizione di Parco-mare-monti
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In bici al mare. Pisa non dispone di un collegamento ciclabile con il suo litorale. Si impegna a realizzare un percorso ciclopedonale sul resede del trammino da Pisa a Calambrone, il cui primo tratto dovrà essere inaugurato entro due anni, e da completare entro la fine del suo mandato? Si impegna altresì a sviluppare tutti gli altri collegamenti ciclabili possibili?
7) Sì. Sul resede del trammino, da Pisa a Calambrone, va sicuramente strutturata una pista ciclabile, sicura e praticabile perché anche lì sarà ridotto in maniera evidente e definitiva il traffico privato a motore
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Piste a norma. La nostra associazione ha redatto in collaborazione col Consiglio Cittadino Pari Opportunità un libro bianco sulle piste ciclabili cittadine dove si evidenziano le gravi lacune che le rendono scarsamente utilizzabili. Quasi nessuna di tali lacune è stata colmata, e molte delle piste realizzate successivamente continuano a presentare gravi carenze progettuali: ad esempio il tratto ciclabile ottenuto ampliando il marciapiede sul Viale del Tirreno è di larghezza inadeguata, è intralciato dalla presenza dei pali dell'illuminazione, si interrompe ad ogni accesso ed ha una pavimentazione poco adatta ad una pista ciclabile, difetti del tutto analoghi si riscontrano sulla ciclabile di Viale Giovanni Pisano. Si impegna, entro la fine del suo mandato, a realizzare gli interventi da noi suggeriti nel 2004 e ad intervenire tempestivamente per correggere anche gli errori commessi sui tratti recentemente realizzati o in corso di realizzazione?
8) Sì. E’ evidente come, nella realizzazione caotica e spregiudicata di piste ciclabili, i cui lavori hanno comportato interventi e reinterventi pluriripetuti, per carenze di differenziazione dalle carreggiate stradali, per difetti d’illuminazione, ecc. ecc., va introdotto il principio serio e univoco della responsabilità: “chi rompe paga”, è un principio complessivo che introduce responsabilità e merito
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Lavori pubblici e mobilità ciclistica L'art.10 della L. 366/98 prevede che ogni intervento sulla rete stradale, anche solo di manutenzione straordinaria, deve comportare la contestuale realizzazione nel tratto interessato di una pista ciclabile. Questa norma è stata sistematicamente disattesa dalla precedente amministrazione, in particolar modo in occasione della realizzazione di sottopassi ferroviari e rotatorie. Si impegna a rispettarla rigorosamente, e ad avviare un piano per la eliminazione degli ostacoli alla mobilità ciclistica in tal modo creati?
9) Sì. Ma tutto questo rientra nel punto 1, il cui cuore, lo ripetiamo, è che le strade devono diventare piste ciclabili cittadine, senza che queste ultime siano relegate ai margini del sistema di mobilità
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Piccole grandi opere. Alla mobilità ciclistica sono state riservate finora risorse irrisorie e non sono mai state realizzate le piccole "grandi opere" necessarie al suo reale sviluppo della mobilità ciclistica; in una città attraversata dall'Arno e dall'Aurelia non esistono ponti, cavalcavia e sottopassi ciclopedonali. Si impegna ad investire risorse necessarie a realizzare entro il suo mandato almeno il ponte sull'Arno da Riglione a Cisanello ed un sottopasso o cavalcavia sull'Aurelia per recarsi da Piazza dei Miracoli a S. Rossore?
10) No. Il progetto complessivo della mobilità nella città di Pisa non può continuare a svilupparsi “a pezzi e bocconi”. Le piccole-grandi opere devono sempre essere commisurate al progetto complessivo, sennò non esistono
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Profitti delle multe. La L. 366/98 prevede che almeno il 10% dei proventi delle multe sia destinato all'utenza debole, cioè a pedoni e ciclisti; il Comune di Ferrara ha deciso di elevare tale quota al 50%. à la quota che lei intende destinare all'utenza debole ? Si impegna a rendere pubblici ogni anno i dati relativi?
11) Sì. Ma noi prevediamo qualcosa in più: tutto il ricavato delle multe e sanzioni e tariffe relative ai problemi della mobilità e della sosta deve essere dedicato ad affrontare i problemi della mobilità, tra cui sono certamente centrali i problemi dell’”utenza debole”, dei pedoni e dei ciclisti
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Tangenziale. La nostra associazione ha preso posizione contro l'attuale progetto di tangenziale nord-est in quanto riteniamo che in tal modo si sperperano decine di milioni di euro di fondi pubblici con l'unico risultato di dare ulteriore impulso all'uso massiccio del mezzo motorizzato privato, a scapito del trasporto pubblico. Si impegna ad abbandonare questo progetto e ad investire nel trasporto pubblico e nella mobilità ciclistica le risorse così liberate? In caso negativo, si impegna a garantire il rispetto della L. 366/98, costruendo contestualmente lungo tutto il tracciato della nuova viabilità una pista ciclabile in sede protetta, ed a realizzare tutte le opere necessarie per evitare che la nuova strada costituisca una barriera invalicabile per la mobilità ciclistica, cioè un cavalcavia o un sottopasso ciclopedonale all'intersezione con ogni strada preesistente?
12) Sì, nel senso che spieghiamo qui di seguito. Noi riteniamo
la cosiddetta tangenziale nord-est un’opera inutile, costosa, nociva
per il territorio, senza sostanziali differenze tra chi la propone a
2, 4, “80″ corsie. Non riteniamo che vada fatta: punto e basta,
mentre ci pare un po’ riduttiva la proposta, in seconda istanza, che
la Grande Opera sia almeno dotata di una pista ciclabile, con
relativi sottopassi e cavalcavia: come e perché?